Ricci (Ansit), recuperare elementi positivi contratti area e patti territoriali

 

Il Presidente Enrico Ricci

“Recuperare gli elementi positivi contenuti nel disegno originario dei patti territoriali e dei contratti d’area, facendo dialogare i soggetti responsabili con altre realtà del territorio, creando una cosiddetta rete di sistema tra i responsabili unici dei contratti d’area, i distretti industriali, i distretti turistici e altri organismi dello sviluppo locale”. Questo l’obiettivo principale dell’Ansit, l’Agenzia nazionale sviluppo integrato del territorio, ribadito dal neo presidente Enrico Ricci, in un’intervista a Labitalia.

“Ansit -chiarisce- da dicembre 2016 è subentrata all’Anpaca, l’Agenzia per i contratti d’area, che ha aiutato per circa 20 anni sia i patti territoriali che appunto i contratti d’area. Anpaca ha ascoltato le esigenze e le lamentele del territorio e ora Ansit intende definire, insieme ai diversi enti locali, nuove strategie di sviluppo attraverso l’utilizzo di risorse finanziarie pubbliche e private che promuovano la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica”.

Le zone del Paese -afferma Ricci- dove Ansit intende attuare le prime azioni di sviluppo è sicuramente il Mezzogiorno. Si tratta di una zona che si trova ‘più indietro’ rispetto al Centro-Nord, ma che conosce meglio le leggi italiane”.

“Ci proponiamo anche -sottolinea il presidente Ansit- di dialogare con i distretti rurali e turistici, soprattutto con il settore agroalimentare che è il fiore all’occhiello italiano. Ad esempio, tramite una sinergia con l’Istituto italiano per l’Asia e il Mediterraneo abbiamo già intavolato discorsi con gli Emirati, Oman, Egitto, Turchia, Marocco e Tunisia, ma anche con ex Stati dell’Unione sovietica (Turkmenistan, Uzbekistan e Azerbaigian)”.

“Il nostro obiettivo – rimarca – è quello di trovare delle eccellenze italiane e favorire il contatto con l’estero. Non sono poche, infatti, le realtà italiane che intendono instaurare un contatto economico con l’Est europeo”.

L’Ansit si propone anche “di rapportarsi con il ministero dello Sviluppo economico e altri ministeri competenti, con le Regioni e l’Unione europea per l’individuazione di nuovi e più efficaci strumenti d’intervento per lo sviluppo locale; rimuovere gli ostacoli che impediscono di realizzare sollecitamente i programmi di investimento, attraverso specifici incontri con gli interlocutori istituzionali e-o costituendo permanenti tavoli tecnici”.

 

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